Nuovo studio su Nature: dimezzare la carne raddoppia i benefici

Carne, pesce, uova, formaggio: tutti i cibi che derivano dagli animali hanno un’impronta idrica, carbonica e ambientale più elevata rispetto agli alimenti vegetali. Questo significa che per produrre gli alimenti più consumati nei Paesi ad alto reddito si emettono troppi gas serra e si consumano molta terra e acqua.

Cosa succederebbe se gli abitanti di quelle nazioni passassero a una dieta prevalentemente vegetale? È quello che si sono chiesti gli autori di uno studio pubblicato settimana scorsa su Nature Food.

La ricerca analizza come potrebbe cambiare la produzione di gas serra se 54 Paesi ad alto reddito adottassero la dieta per la salute planetaria EAT-Lancet (un’alimentazione sana e sostenibile, prevalentemente vegetale, studiata da un prestigioso gruppo di esperti di cui avevamo parlato approfonditamente in questo articolo). 

Il doppio dividendo climatico

Dare da mangiare a quasi otto miliardi di persone non è un’impresa da niente. Il food system globale pesa per un terzo sulle emissioni antropogeniche di gas serra e occupa metà delle terre abitabili, a discapito di boschi e foreste. Di queste terre agricole, l’80% è utilizzato per coltivare mangimi o allevare animali: il modo più inefficiente per sfruttare le risorse a disposizione, dato che i cibi di origine animale emettono dalle 10 alle 50 volte più gas climalteranti che un cibo vegetale

La produzione di soia è legata al consumo di carne, che emette troppi gas serra.
Deforestazione uguale soia, ma il 77% di tutta la soia coltivata al mondo è destinata al consumo animale, soprattutto polli e maiali. Fonte OurWorldInData

Se i paesi più ricchi diminuissero il loro consumo di carne almeno della metà, il settore agricolo diminuirebbe le proprie emissioni del 61% e servirebbe meno terra per coltivare soia e altri mangimi. Un’area più grande di tutta l’Unione Europea potrebbe ritornare al suo stato naturale, con piante selvatiche e alberi in grado di catturare almeno 100 miliardi di tonnellate di CO2 dall’atmosfera entro il 2100. Un bell’aiuto per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, afferma lo studio. 

Gli autori lo chiamano doppio dividendo climatico: non mangiare carne permette di risparmiare le emissioni degli allevamenti e di restituire alla natura selvaggia moltissime aree di terreno, che possono essere quindi usate per sequestrare carbonio dall’atmosfera. In sostanza, il risparmio di emissioni di gas serra che deriva dal mangiare vegetale potrebbe raddoppiare se ci fosse permesso di riforestare o lasciare i campi inselvatichirsi.

Le conseguenze per la salute

Mangiare meno carne non rappresenta un problema di salute, al contrario. Una morte su cinque dipende da una dieta sbagliata, afferma l’OMS. Nel 2020 si contano 2,4 milioni di decessi e 240 miliardi di euro di spese mediche dovuti alle conseguenze di un’alimentazione con troppa carne rossa e troppi affettati.

Come riporta l’OMS nel suo ultimo report, l’Europa è il continente più colpito dalle malattie non trasmissibili, come patologie cardiovascolari e tumori, che rappresentano la prima causa di mortalità e morbilità.

Le diete vegetali rappresentano un aiuto per migliorare la propria salute e risparmiare agli Stati miliardi di euro di cure mediche.

Lo studio di Nature e il report dell’OMS sottolineano l’importanza di una visione integrata: non possono esistere politiche alimentari e sanitarie scollegate dalle politiche ambientali e climatiche. L’obiettivo, urgente e necessario, è rendere il cibo vegetale più facile da reperire, più pratico e più economico – quindi più vantaggioso per tutti.

Questa è anche la missione di MenoPerPiù: attraverso webinar, percorsi di formazione e supporto pratico alle aziende di catering, concretizziamo le richieste della comunità scientifica internazionale e rendiamo la pausa pranzo un’occasione per parlare di salute e sostenibilità, sul luogo di lavoro come in università. Mai come ora c’è attenzione al tema, dato che il 26% della popolazione italiana sta riducendo o eliminando la carne dalla propria alimentazione per inquinare di meno – il momento giusto per intavolare il discorso anche in azienda. 

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Valentina Taglietti

Food policy manager

Laureata in Biologia applicata alle Scienze della Nutrizione, si occupa di divulgazione ed educazione alimentare. Coordina il progetto MenoPerPiù, nel quale gestisce i rapporti istituzionali e con le aziende, lo sviluppo dei progetti e la comunicazione digitale.