Categoria: Case studies

MenoPerPiù con Save The Duck ed Euro Company verso un’alimentazione sostenibile

In un periodo funestato dalle cattive notizie, è un’estrema soddisfazione comunicare la nascita di nuove collaborazioni.

All’inizio di novembre abbiamo lanciato un nuovo format per continuare i nostri progetti di formazione sull’importanza di un’alimentazione più sostenibile, nonostante la distanza e i protocolli di sicurezza.

Soprattutto in questo momento è cruciale l’importanza della relazione tra impresa e dipendenti, così come è fondamentale l’attenzione alla salute di ognuno – pianeta incluso.

La nostra idea vuole quindi essere non solo un ponte tra l’Agenda 2030 e la concretezza di azioni mirate, ma anche tra l’azienda e il benessere dei suoi lavoratori.

Save The Duck aderisce al nostro progetto e contribuisce così al raggiungimento degli SDGs dell’Agenda 2030.

La risposta delle B Corp

Le prime due realtà che hanno risposto al nostro appello si distinguono per il loro impegno nelle tematiche inerenti allo sviluppo sostenibile. Entrambe sono B Corp: fanno parte del movimento di imprese che ha come obiettivo la diffusione di un paradigma più evoluto di business. Con le proprie attività, queste società creano un impatto positivo sociale e ambientale.

Save The Duck è un’azienda di moda specializzata in prodotti rispettosi degli animali, dell’ambiente e delle persone. I loro piumini sono 100% animal free e prodotti a partire da materiali riciclati. Nel 2019 diventa la prima azienda di moda a ottenere la certificazione B Corp in Italia e diventerà carbon neutral entro il 2030.

Euro Company produce, seleziona e commercializza frutta secca ed essiccata e loro derivati come farine, creme e prodotti fermentati. L’azienda è un punto di riferimento per l’alimentazione sana e sostenibile e mette al centro la salute, il pianeta e il rispetto delle persone, con l’obiettivo ultimo di influenzare l’intera industria alimentare. Nel 2018 diventa Società Benefit.

Promuovendo i piatti vegetali, Euro Company contribuisce alla costruzione di un sistema alimentare più sano e sostenibile.

Il progetto con Save the Duck ed Euro Company

Il piano prevede diverse iniziative per coinvolgere i dipendenti verso un’alimentazione più sostenibile. La nostra proposta comprende una lezione sulla sostenibilità ambientale delle nostre scelte alimentari, un breve corso con cinque semplici ricette a base vegetale, bilanciate dal punto di vista nutrizionale ed ecologico, e due veloci questionari di valutazione.

Le aziende hanno inoltre scelto di rendere i lavoratori parte attiva e propositiva di questo cambiamento attraverso una raccolta di ricette sul tema. L’obiettivo finale è di condividere le proprie esperienze nelle cucine di casa. Un modo efficace per ritrovarsi a tavola, seppure a distanza.

Perché partecipare?

Proprio pochi giorni fa Science ha pubblicato un nuovo studio in cui si sottolinea l’importanza delle abitudini alimentari per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi. Gli scienziati invitano, ancora una volta, a consumare meno derivati animali e a ridurre lo spreco alimentare.

Oggi è sempre più importante creare consapevolezza sulle implicazioni di un atto semplice come nutrirsi, perché il cibo che scegliamo di mangiare ogni giorno impatta sulla nostra salute e sulla stabilità degli ecosistemi terrestri.

Possiamo fare la differenza semplicemente dando una chance ad alimenti più sani e più vantaggiosi, quello che manca è una spinta aggregativa verso questi comportamenti virtuosi. È qui che entrano in gioco le imprese più lungimiranti: sposando la nostra causa e trasmettendola ai loro dipendenti, innescano un impatto positivo concreto sia sociale che ambientale.

Ci rivolgiamo alle aziende che hanno a cuore la sostenibilità ambientale e il benessere dei propri lavoratori: scaricate la presentazione del nostro progetto online e contattateci. Siamo qui per voi.

Per portare il progetto nella tua azienda, scrivi a valentina.t@menoperpiu.it

Meno 20% di carne nelle mense pubbliche del Regno Unito

Le mense pubbliche della Gran Bretagna, che servono miliardi di pasti all’anno tra scuole, università e ospedali, hanno preso l’impegno di diminuire del 20% la carne presente nei loro menu.

La ristorazione collettiva del settore pubblico fornisce il pranzo a sedici milioni di persone, pari a un quarto della popolazione del Regno Unito. L’obiettivo dell’operazione è duplice: da un lato si punta a ridurre l’impatto ambientale e dall’altro a migliorare il profilo nutrizionale dei cibi serviti. Una mossa senza precedenti, commentano gli esperti del settore.

Gli abitanti delle nazioni più ricche, come l’Italia e il Regno Unito, consumano più carne di quanto sia considerato sano e raccomandabile secondo le indicazioni dell’OMS. Studi scientifici hanno inoltre mostrato che il consumo di carne va ridotto per contrastare l’emergenza climatica e le altre crisi ambientali, come l’inquinamento idrico derivato dagli allevamenti intensivi.

La riduzione delle emissioni di gas serra può contrastare il cambiamento climatico e i benefici in termini di salute possono alleggerire il sistema sanitario nazionale

A Gennaio i consulenti del governo britannico deputati al cambiamento climatico hanno raccomandato una riduzione del 20% nei consumi di carne, nonostante gli studi internazionali avessero suggerito una diminuzione almeno del 90%.

La risposta del settore

L’impegno #20percentlessmeat è stato ufficialmente presentato nel numero di aprile della rivista Public Sector Catering.

Questa è una mossa coraggiosa, perché non è la conseguenza di un’imposizione dall’alto. Sarebbe stato molto più semplice, per le aziende di ristorazione collettiva, rilassarsi e aspettare fino a un ordine governativo che le obbligasse all’azione. Il 20% in meno vuol dire eliminare 9 milioni di kg di carne dai piatti ogni anno, pari a 45.000 mucche o 16 milioni di polli.

David Foad, caporedattore della rivista

Le associazioni di settore hanno accolto l’iniziativa con entusiasmo. Secondo i pareri raccolti dal Guardian, già da tempo i consumatori sono indirizzati verso una dieta a base vegetale e la richiesta di piatti senza carne è sempre in aumento.

Le scuole e le università sono già un passo avanti, tra giornate meat-free e opzioni vegetariane e 100% vegetali sempre più presenti nei menu. La vera sfida saranno le case di riposo: la presidente della National Association of Care Catering , Sue Cawthray, ha ammesso che dovranno lavorare parecchio sulla mentalità degli anziani, cresciuti con una dieta a base di carne e restii al cambiamento.

Dato il grande numero di persone che nutriamo ogni giorno, possiamo essere parte attiva nell’orientare la dieta della nazione. Io non voglio essere ricordato come un esempio della generazione che avrebbe potuto agire, ma non ha fatto nulla.

Il direttore del Public Sector Catering, Andy Jones

Le aziende di ristorazione collettiva hanno una responsabilità enorme perché si occupano di milioni di pasti al giorno: è il momento di decidere se far parte del problema o della soluzione.

Noi lavoriamo con le mense per facilitare l’introduzione di nuove ricette a base vegetale, anche attraverso la formazione degli chef.

Come ci insegna la storica decisione del Regno Unito, meglio iniziare subito.

Le università cambiano i menù per inquinare di meno

Inizia l’anno accademico e spuntano i primi atenei che mettono al bando la carne per contrastare l’emergenza climatica. Questi sparuti innovatori sono visti come pionieri in tutto il mondo, condividono le best practices per agevolare il cambiamento e, soprattutto, ispirano a fare di meglio.

Sappiamo che l’industria zootecnica è responsabile di una cospicua fetta di emissioni di gas serra e sappiamo che, in un modo o nell’altro, dovremo rivedere di molto il nostro consumo di proteine animali per evitare il collasso del sistema alimentare.

“Non vogliamo dire alla gente cosa mangiare, ma sarebbe davvero utile, sia per il clima sia per la salute umana, se le persone di molti paesi ricchi consumassero meno carne e se i politici creassero incentivi adeguati in questo senso.”

Hans-Otto Pörtner, ecologo e codirettore del gruppo di lavoro dell’IPCC su impatti, adattamento e vulnerabilità.

Gli incentivi tardano ad arrivare, ma qualcuno con lo sguardo proiettato al futuro ha iniziato a muoversi. Abbiamo già parlato del Meatless Monday di New York o della settimana di azione in Germania, ma ora a scendere in campo sono gli atenei. Il terreno delle università non potrebbe essere più fertile, dato che si rivolgono a millenials e generazione x, ossia a quella fetta della popolazione mondiale che più è sensibile al tema del consumo etico e che cerca alternative alla carne, secondo le indagini di mercato.

Londra e Coimbra: who’s next?

L’Università di Goldsmiths, a Londra, ha annunciato che non servirà più la carne rossa dal mese di settembre 2019. Promuovere un’alimentazione a base vegetale è la prima azione intrapresa con l’obiettivo di diventare carbon neutral entro il 2025, la più semplice (come raccomandato anche da una pubblicazione dell’Università di Oxford) e la più facilmente imitabile dagli altri atenei. Come atteso, i primi segnali non sono tardati ad arrivare.

Il rettore della più antica università portoghese, quella di Coimbra, ha deciso di eliminare la carne rossa per azzerare le emissioni entro il 2030 (immediatamente supportato dall’associazione accademica), mentre un gruppo di studenti americani ha lanciato una petizione per chiedere che anche l’Università della California segua l’esempio londinese. Chi sarà il prossimo?

I primi risultati sorprendenti

La prima a sviluppare un progetto di sostenibilità ambientale è stata l’Università di Cambridge nel 2016. Il piano prevedeva azioni sotto diversi fronti, cibo incluso. Tra i punti chiave della loro Food Policy rientrano l’eliminazione della carne di bovini e altri ruminanti (considerata la più impattante sul clima), la riduzione del consumo di prodotti lattiero-caseari e la promozione di cibo a base vegetale.

Dopo tre anni, i risultati parlano chiaro: riduzione dell’impronta ecologica (-33% di emissioni di gas serra e -28% di consumo di terra per kg di cibo), riduzione dello spreco alimentare, aumento delle vendite e aumento dei profitti.

Una win-win situation, ottenuta grazie alla collaborazione con un team di esperti della transizione dei menù, per non lasciare nulla al caso. Il servizio proposto è quello che offriamo anche noi: corsi di cucina per imparare nuove strabilianti ricette di cibo plant-based, un display strategico delle pietanze in mensa e una denominazione dei piatti più efficace e creativa. Basta così poco? Provare per credere.

Aramark: le mense per la salute

La popolarità della scelta vegan ha indotto il gigante americano dei servizi alla persona, Aramark, a modificare la proposta nelle proprie mense.

Dopo aver intervistato 5200 persone negli Stati Uniti, è emerso che il 60% dei consumatori vorrebbe ridurre il proprio consumo di carne, il 62% punta a mangiare più frutta e verdura e ben l’80% vorrebbe provare una dieta a base vegetale, prima o poi. La motivazione di queste scelte? La salute.

Aramark serve ogni anno 2 miliardi di pasti in ospedali e mense aziendali e universitarie. Sono proprio i più giovani i più attenti alle diete plant-based: dal questionario risulta che il 65% della generazione Z e il 69% dei millenials è attratto da un’alimentazione senza derivati animali.

Al lavoro per la salute di tutti

Sviluppare menu vegetali è un must, non una cortesia.

Jill Marchick – Aramark Vice President (Consumer Insights)

Per assecondare la richiesta emersa dagli ultimi sondaggi, Aramark ha intrapreso una collaborazione con la Humane Society of United States, come già Sodexo prima di lei. Insieme, formeranno 200 chef specializzati nella cucina vegetale per creare menu all’avanguardia.

I piatti preparati a base vegetale sono contrassegnati da un’icona apposita, e riguardano già il 30% di tutta la proposta culinaria di Aramark. Il 10% delle preparazioni è invece a base di cereali integrali.

Tutto ciò si collega al lavoro che sta svolgendo con l’American Heart Association (AHA), la maggior autorità mondiale quando si parla di malattie cardiovascolari. Queste sono la prima causa di morte al mondo, e il loro sviluppo è fortemente influenzato dagli stili di vita. Con il progetto Healthy for Life 20 by 20 Aramark, con il sostegno di AHA, punta ad aumentare la salute degli americani del 20% entro il 2020.

La strategia prevede un aumento del 20% di frutta, verdura e cereali integrali e allo stesso tempo una riduzione del 20% di calorie, sodio e grassi saturi.

Con queste iniziative Aramark dimostra di saper leggere i trend di mercato, come altri colossi del mondo della ristorazione. Nestlè, Unilever, Burger King sono solo alcuni dei nomi che stanno muovendosi per non perdere terreno. Secondo una recente analisi, l’industria delle proteine vegetali supererà il valore di 10 miliardi di dollari nel 2022, continuando a crescere in modo esponenziale.

Se vuoi migliorare le scelte disponibili per i tuoi clienti, contattaci. I nostri chef sono formatori con tanti anni di esperienza nella cucina vegetale, e sono a tua disposizione.

Sodexo investe nella scelta vegetale

La società di catering Sodexo sta promuovendo iniziative a favore di una dieta vegetale, riscuotendo un grande successo di pubblico.

In Germania

Nel 2018 la multinazionale francese ha organizzato una Veggie Action Week in 600 scuole in tutta la Germania. La campagna, dal nome “Hin & Veg”, è stata realizzata grazie al supporto di ProVeg, un’organizzazione internazionale che punta a ridurre il consumo di animali nel mondo. Insieme hanno ripensato i menu, allestito laboratori di cucina e sviluppato conferenze, per rendere il tutto più coinvolgente agli occhi dei ragazzi.

Per una settimana, bambini e adolescenti hanno mangiato 100% vegetale, con un tasso di soddisfazione che ha sorpreso tutti, famiglie incluse. Il direttore regionale di Sodexo Germania spiega in un’intervista come è andata.

Il cambio di menu è stato accompagnato da una serie di iniziative in grado di contestualizzare il tutto. Tra i laboratori di cucina, i bambini potevano preparare snack freddi dolci e salati da consumare a merenda. Questo ha permesso loro di applicare direttamente le conoscenze apprese nella lezione sui vantaggi di una dieta vegetale. Le ricette sono poi state portate a casa e condivise con le famiglie.

La risposta costantemente positiva che abbiamo ottenuto con la campagna “Hin & Veg” ci conferma che siamo nel posto giusto al momento giusto. Pertanto, una settimana vegetariana farà sicuramente parte delle nostre azioni future, che offriamo ogni anno a circa 650 scuole e 450 centri di assistenza diurna. Siamo convinti di aver stabilito una tradizione importante con questa settimana di azioni.


Heiko Höfer – Direttore regionale Nord, reparto Scuole e Università (Sodexo Germania)

Negli Stati Uniti

Negli USA, la multinazionale dei servizi ha lanciato la piattaforma Love of Food e il progetto Mindful, per aumentare il consumo di cibo sani e a basso impatto ambientale in tutta la nazione. Nel 2018 sono stati introdotti 200 nuovi piatti a base vegetale in università, strutture sanitarie e aziende di cui Sodexo cura la mensa. Questo perché il 39% degli americani sta cercando di modificare la propria dieta, inserendo più piatti senza derivati animali (fonte Nielsen).

Aumentando la proporzione di vegetali in un piatto, facciamo la nostra parte nell’affrontare una delle sfide più pressanti a livello globale: la lotta al cambiamento climatico.

John Wright – Vice presidente senior (Sodexo Nord America)

Il rinnovamento dei menu è avvenuto in collaborazione con The Humane Society of the United States che ha contribuito alla specializzazione professionale di 240 cuochi, ora formati per gestire una cucina plant-based di alto livello. Il secondo partner, il World Resource Institute – Better Buying Lab, ha posto una particolare attenzione all’aspetto comunicativo. L’università di Stanford ha infatti dimostrato che cambiando i nomi in modo accattivante, aumenta il successo di un piatto fino al 40%.

Il cambiamento continua

Anche nel Regno Unito qualcosa si sta muovendo. Sodexo UK sta collaborando con Forward Food per garantire ai propri chef una formazione esclusiva sulle materie prime vegetali e come cucinarle.

Non ci sono dubbi sul fatto che il futuro della nutrizione sarà vegetale: le ultime pubblicazioni scientifiche sono molto chiare, in merito. Resta il problema, per i cuochi, di rendere le pietanze senza derivati animali altrettanto appetibili di quelle tradizionali. I trucchi ci sono e noi siamo qui per condividerli. Nel nostro team abbiamo due chef esperti che lavorano da anni nel campo della cucina vegetale ad altissimo livello, che condurranno i laboratori e i corsi di cucina intensivi per le aziende di ristorazione collettiva. Contattaci per sapere come procedere, siamo qui per questo.

New York: lunedì senza carne nelle mense scolastiche

Ogni lunedì, a partire dall’anno scolastico 2019/2020, tutte le scuole pubbliche di New York serviranno un menu senza carne.

Dopo il successo del progetto pilota, il sindaco Bill de Blasio ha deciso di estendere il Meatless Monday a tutti gli istituti scolastici della grande mela. Tutto è iniziato nella primavera del 2018, quando 15 scuole di Brooklyn hanno sperimentato un menu vegetariano per iniziare la settimana.

Il successo è stato tale da non lasciare dubbi in merito: da settembre le mense offriranno, almeno per un giorno alla settimana, colazioni e pranzi green al milione di studenti della città.

Le motivazioni che hanno spinto il sindaco ad agire sono principalmente due: arginare i problemi di salute correlati alla dieta e ridurre le emissioni di gas serra della città.

Cosa dice la scienza

Oggi la ricerca scientifica conferma che una dieta vegetale è associata a un minore rischio di sviluppare tumori, diabete di tipo 2, ipertensione, malattie cardiovascolari e obesità. Queste patologie costano al sistema sanitario americano più di 750 miliardi di dollari all’anno e un numero spaventoso di decessi evitabili con una dieta più sana (fonte CDC). Impartire un’educazione alimentare corretta è doveroso nel paese che ha esportato il junk food nel mondo, e puntare sui bambini non può che essere una scelta vincente a lungo termine.


Rinunciare alla carne, anche se solo per un giorno alla settimana, ha un effetto positivo sul pianeta. Gli allevamenti sono responsabili del 18% delle emissioni globali di gas serra (dati FAO 2006) e gli Stati Uniti sono il secondo paese più inquinante al mondo, dopo la Cina (dati IEA 2016). Per dare un’idea di quanto pesi sul clima la dieta americana, ci viene incontro uno studio del 2017 dell’Università di Harvard.

I risultati suggeriscono che sostituire la carne con i fagioli potrebbe ridurre dal 46 al 74% le emissioni dei gas serra degli Stati Uniti.

Le critiche non mancano, soprattutto da parte degli allevatori. E se il sindaco fa sapere che sarà possibile portarsi un pasto diverso da casa, il presidente distrettuale di Staten Island, James Oddo, risponde a tono.

Per chi deride quest’idea, ho solo un suggerimento: guardate cosa dice la scienza. Guardate i dati. Guardate l’obesità infantile. Guardate le diagnosi di prediabete. Guardate il fatto che il 65% dei bambini americani tra i 12 e i 14 anni mostrano i primi segni di malattie legate al colesterolo. Forse allora adotterete l’idea che non possiamo continuare a fare le cose nello stesso modo, e adotterete anche l’idea del Meatless Monday.

James Oddo – Presidente Distrettuale di Staten Island

E in Italia?  Il 31% dei bambini sono sovrappeso o obesi, e consumano più carne del dovuto (dati ISTAT 2016). Il nostro progetto è rivolto anche alle scuole: abbiamo i migliori professionisti a disposizione per rendere le mense più sane e più buone. Il momento del pranzo diventerà uno strumento prezioso per apprezzare i piatti vegetali. Contattaci per sapere come fare!