Il cibo e l’Europa: il report di Fondazione Barilla parla dell’approccio sistemico

A maggio 2021 Fondazione Barilla ha pubblicato il report “L’Europa e il cibo. Garantire benefici sull’ambiente, sulla salute e sulla società per la transizione globale”. L’analisi presenta una valutazione dei sistemi alimentari dell’Unione europea e del Regno Unito in termini di sfide nutrizionali, agricoltura, perdita di cibo e spreco alimentare.

Addio dieta mediterranea

Il report evidenzia come tutti i paesi dell’UE presentino tendenze alimentari preoccupanti.

Si è concretizzato un distanziamento dalle “diete sane”, come la dieta mediterranea, in favore di diete occidentalizzate (western). Niente di nuovo sotto il sole: troppe proteine, grassi saturi, cereali raffinati, zuccheri, alcol, sale e sciroppo di fruttosio derivato dal mais, poca frutta, verdura e legumi.

Di pari passo, si sono verificati alcuni cambiamenti generalizzati in tutta Europa, come una crescente disponibilità di carne (soprattutto pollame), un aumento dell’offerta di prodotti caseari e dei pasti consumati abitualmente fuori casa. Cause e conseguenze dell’adozione di una dieta western.

L’Italia, in particolare, è il paese che consuma più sodio: oltre il doppio rispetto alla quantità raccomandata dall’OMS. Troppo sale uguale problemi di salute pubblica, perché il sodio è legato al carico di morbilità e mortalità delle malattie non trasmissibili. Gli alimenti che ne sono più ricchi sono formaggi, affettati e snack salati.

Siamo maglia nera anche per l’attività fisica: solo 4 italiani su 10 fanno sport regolarmente, il che non fa che peggiorare la situazione.

Il report “L’Europa e il cibo. Garantire benefici sull’ambiente, sulla salute e sulla società per la transizione globale” (Fondazione Barilla, 2021) è consultabile a questo link. Copyright: Fondazione Barilla

Mangiare male e muoversi poco si traduce in un aumento di peso: in Italia il 37% dei bambini è sovrappeso o obeso, così come più della metà della popolazione adulta.

Crediamo che si debba maneggiare questo dato con attenzione, senza incentivare una lotta all’obesità tout court (volta alla promozione di una diet culture in cui non crediamo) ma piuttosto promuovendo un’alimentazione sana, gustosa, equilibrata e soddisfacente.

Il report evidenzia come l’obesità sia una delle cause principali di malattie non trasmissibili: un dato che, privato del contesto, risulta di difficile gestione. L’obesità è uno dei fattori di rischio, non l’unico, per giunta derivante dalla somma delle abitudini errate da contrastare, come l’eccessivo consumo di grassi saturi, proteine animali e zuccheri.

A prescindere da latitudine e contesto geografico, una dieta sana dovrebbe basarsi su cereali integrali, verdura, frutta e legumi, limitando invece la quantità di carne rossa e lavorata, in modo da avere come risultato un elevato apporto di fibre alimentari e micronutrienti e un apporto ridotto di grassi, acidi grassi saturi, zuccheri aggiunti e sodio.

È stato sostenuto che per completare la transizione verso una dieta sana entro il 2050 saranno necessari cambiamenti alimentari sostanziali, come ridurre di oltre il 50% il consumo di carne rossa e zuccheri e aumentare di oltre il 100% il consumo di frutta secca, frutta, verdura e legumi nei paesi più ricchi.

La dieta sana e sostenibile

Secondo il Food and Climate Research Network (FCRN), i governi nazionali possono manifestare il proprio impegno per un futuro più sano e sostenibile elaborando linee guida dietetiche mediante un approccio integrato. Le linee guida per una sana alimentazione dovrebbero costituire la base delle politiche per incoraggiare un cambiamento sistemico, ma nella maggior parte dei paesi si concentrano ancora unicamente sull’aspetto nutrizionale. Qualche mese fa abbiamo parlato del buon esempio danese che si aggiunge al filone intrapreso dai governi di Svezia e Germania, che attraverso le indicazioni dietetiche puntano a contrastare la crisi climatica.

Questo, lo sappiamo, non è un problema secondario. Lo stesso report, nel capitolo sull’agricoltura sostenibile, evidenzia le principali criticità del settore, in cui l’Italia, purtroppo, non brilla.

Siamo maglia nera per importazione netta di acqua (l’agricoltura rappresenta l’85% della nostra impronta idrica nazionale) e il suolo italiano è fortemente degradato, cioè contiene poco carbonio ed è soggetto a una forte erosione. In termini di gas serra, le attività zootecniche sono responsabili del 61% delle emissioni da agricoltura.

L’agricoltura è sia causa che vittima dei cambiamenti climatici.

L’Europa e il cibo – 2021, Fondazione Barilla

Un ultimo importante focus riguarda lo spreco alimentare. I cittadini UE gettano in media 58 kg di cibo pro capite (65 in Italia) di cui poco più della metà avviene tra le mura di casa. Stiamo parlando del fatto che un quinto di tutto il cibo prodotto in UE (che comporta un buon 6% di emissioni di gas serra) non viene mangiato, con enormi costi economici e ambientali.

Le soluzioni proposte

Tra le soluzioni e le raccomandazioni di policy proposte dagli esperti della Fondazione Barilla, figura l’urgenza di favorire contesti che permettano di adottare le scelte alimentari sane e sostenibili. Ad esempio, pubblicare raccomandazioni nutrizionali aggiornate, prevedere incentivi per gli alimenti nutrienti come frutta fresca, verdura e legumi e istituire politiche di tutela sociale per garantire l’accesso agli alimenti nutrienti da parte dei soggetti vulnerabili.

L’educazione alimentare è una sfida cruciale che necessita di un approccio congiunto multi-stakeholder. I tasselli del puzzle sono numerosi, e comprendono, ad esempio, etichette nutrizionali, campagne educative, programmi per ridurre lo spreco alimentare e norme alimentari per gli approvvigionamenti delle mense.

All’interno di questo panorama siamo presenti anche noi con la nostra campagna a favore dei legumi. Entriamo nelle aziende per fare formazione gratuita e spiegare l’alimentazione sostenibile, nella teoria e nella pratica. Se c’è una mensa, affianchiamo anche il personale di cucina per consigliarlo e guidarlo verso l’introduzione di nuove ricette, più benefiche per noi e per il pianeta. Il nostro programma è fruibile online, poiché è composto da un webcast, due survey e un webinar, ed è personalizzabile in base alle diverse esigenze. Per scoprire come aderire all’iniziativa, compila il modulo sottostante.


Valentina Taglietti

Food policy manager

Laureata in Biologia applicata alle Scienze della Nutrizione, si occupa di divulgazione ed educazione alimentare. Coordina il progetto MenoPerPiù, nel quale gestisce i rapporti istituzionali e con le aziende, lo sviluppo dei progetti e la comunicazione digitale.