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La mensa di Alfaparf cambia volto: sostenibilità e salute con la ricetta MenoPerPiù

La multinazionale italiana di prodotti cosmetici ha deciso di investire concretamente nella sostenibilità ambientale e nel benessere degli oltre 400 dipendenti della sede bergamasca aderendo al programma MenoPerPiù.

La missione, ambiziosa, era trasformare il 50% delle proposte del menù in piatti sani e sostenibili: e a partire dall’11 ottobre, i lavoratori e le lavoratrici troveranno ogni giorno un primo, un secondo e due contorni preparati interamente con ingredienti vegetali, di stagione e a basso impatto ambientale. Un grandissimo risultato perfettamente calato nelle urgenze di questo autunno caldo di politiche climatiche e alimentari.

Pensa più, mensa più

L’azienda aveva annunciato nel Bilancio di Sostenibilità 2020 la volontà di dedicarsi maggiormente alla salute dei dipendenti, e quale modo migliore di farlo se non attraverso la pausa pranzo?

Alfaparf ha aderito al nostro programma con un entusiasmo travolgente e, insieme, abbiamo realizzato un percorso di formazione coinvolgendo tutti gli stakeholder, consapevoli che un cambiamento del genere vada affrontato passo per passo.

Dal lato del ristorante aziendale, abbiamo formato il personale di cucina sia dal punto di vista teorico che pratico, fornendo un menù alternativo di quattro settimane comprensivo di ricette, procedimenti e proiezioni sul food cost.

Dal lato dell’impresa, abbiamo lavorato molto sulla sensibilizzazione e sull’educazione alimentare dei collaboratori, coinvolgendo i destinatari con survey, webinar, videopillole, infografiche e poster con focus diversi presenti in vari punti del luogo di lavoro.

Per concludere, abbiamo ideato un concorso finale per aumentare l’adesione al progetto e la scelta dei piatti sostenibili. Ai dipendenti è stata infatti fornita una tessera punti, per ogni pasto sostenibile si ottiene un timbro e ogni dieci timbri si imbuca la cartolina e si partecipa all’estrazione di un premio.

Il lancio del nuovo menù nella mensa aziendale di Alfaparf ha riscosso un immediato successo di pubblico: +50% di presenze nel giorno del test dei piatti con lo chef Emanuele Giorgione e tanta soddisfazione da parte di tutti, clienti e gestori.

Abbiamo voluto soffermarci su tutti gli aspetti positivi di un cambiamento: più gusto, più salute, più sostenibilità, più energia, più risparmio, più inclusione. Infatti, la mensa di oggi di Alfaparf accontenta tutti, dai tradizionali fan della cotoletta del giovedì a chi cerca un piatto più bilanciato e in linea con le raccomandazioni nutrizionali. Con un’attenzione in più: ogni giorno è presente un’opzione senza glutine.

La formazione pratica in cucina, con lo chef Emanuele Giorgione e Valentina Taglietti – © MenoPerPiù

Perché sceglierci come partner?

Ormai è assodato il ruolo dell’alimentazione nella prevenzione delle principali patologie non trasmissibili: nello specifico, preferire cibo vegetale e integrale previene tumori, malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2, ma non solo.

I risultati di una meta-analisi su 32 studi prospettici e oltre 700 mila soggetti pubblicata nel 2020 sul British Medical Journal parlano chiaro. Ogni aumento del 3% dell’energia totale derivante da proteine vegetali si traduce in un rischio di mortalità ridotto del 5% – in sostanza, ogni volta che si sostituisce un alimento proteico di origine animale con uno vegetale, c’è solo da guadagnarci.

Il cibo giusto (sano, bilanciato e gustoso) è il più adatto a essere consumato in pausa pranzo, perché è più digeribile. Bisogna saperlo fare nel modo giusto, e noi abbiamo dalla nostra l’esperienza ultraventennale di Emanuele Giorgione, chef specializzato nella cucina wellness, oggi consulente e formatore per numerose aziende italiane e internazionali.

Emanuele Giorgione © MenoPerPiù

Il cibo nell’Agenda 2030

Per dirla semplice: ciò che fa bene a noi, fa bene anche all’ambiente. Abbiamo parlato più volte dell’impatto del settore alimentare sul pianeta e di quanto mangiare meno carne sia il mantra ripetuto, anno dopo anno, report dopo report, dalla comunità scientifica internazionale.

Perché gli esperti ci chiedono di ridurre il consumo di proteine animali? I benefici sono innumerevoli: viene richiesta meno terra, si inquina meno acqua, si producono meno gas serra e inquinanti ambientali, si disbosca di meno, si tutelano gli ecosistemi e si preserva la biodiversità, solo per dirne alcuni.

Si stima che se tutti gli italiani eliminassero un solo piatto di carne alla settimana, avremmo gli stessi benefici di tre milioni e mezzo di auto in meno sulle strade in un anno. Pensate se succedesse ogni giorno, sempre più spesso, e senza considerarlo un sacrificio perché l’alternativa è squisita!

La sfida del futuro è mettere in pratica queste raccomandazioni. Più azioni concrete e meno bla bla bla, per citare il celebre discorso di Greta Thunberg alla PreCOP di Milano.

MenoPerPiù è l’aiuto che mancava per farlo in azienda, in modo professionale e con un progetto testato sul campo, capace di accompagnare e coinvolgere i dipendenti in tante scelte positive. Se volete sapere come portare la sostenibilità nella vostra mensa, contattateci.

Regno Unito: la National Food Strategy consiglia meno carne e una tassa su sale e zucchero

Nel mese di luglio, una commissione indipendente ha pubblicato un report per ripensare e riformare il food system britannico. Una manovra ritenuta necessaria dal governo del Regno Unito che, nel 2019, ha chiesto a un pool di esperti (capitanati da Henry Dimbleby, businessman nel mondo della ristorazione sostenibile) di trovare una soluzione.

A cosa? Alle conseguenze ambientali delle nostre scelte alimentari e all’obesità dilagante – 1 persona su 3 sopra i 45 anni –  che porta con sé numerose patologie e accorcia l’aspettativa di vita.

“Dalla seconda guerra mondiale, l’obiettivo principale del nostro sistema alimentare è stato quello di massimizzare la produzione di cibo economico sopra tutto il resto. Ora questo deve cambiare”

dall’introduzione di the Plan – National Food Strategy 2021
I cambiamenti da attuare nei prossimi 12 anni prevedono più fibre, frutta e verdura e meno carne e cibo ultra processato e ricco in grassi, zuccheri e sale © National Food Strategy

Per farla breve: bisogna mangiare più frutta e verdura e meno sale, zucchero e carne. Niente di nuovo per chi, come noi, si occupa di nutrizione ambientale, ossia di promuovere il cibo che fa meglio a noi e all’ambiente (sì, è lo stesso – per nostra fortuna).

Uscire dal “junk food cycle”

Un punto chiave del lavoro recentemente pubblicato si concentra sul come realizzare tutto questo.

Oltre alla necessaria educazione alimentare, il team di ricerca ha approfondito il discorso delle tasse, domandando alla cittadinanza britannica come avrebbe risposto. La meat tax, si legge nell’introduzione, è da considerarsi fuori discussione per le conseguenze che scatenerebbe a livello socio-politico. Meglio concentrarsi sul nudging, cioè sul suggerire comportamenti più virtuosi, aumentare le proposte plant-based in ristoranti e supermercati, senza però coinvolgere un sistema sanzionatorio. Già la mensa pubblica del Regno Unito aveva intrapreso un percorso in questa direzione.

Secondo la cittadinanza è meglio lavorare con supermercati e ristoranti per ridurre l’offerta di carne nei menù e nei negozi, piuttosto che tassare i consumatori © National Food Strategy 2021

Diversa è la faccenda per i condimenti: la prima delle dieci raccomandazioni è proprio quella di introdurre una tassa su sale e zucchero, rispettivamente di 6 £/kg e 3 £/kg. L’obiettivo è indurre una riformulazione dei prodotti e al tempo stesso ottenere dei fondi da spendere per garantire frutta e verdura a chi non può permettersele.

Il rapporto sottolinea come l’essere umano sia geneticamente programmato per prediligere cibi ricchi di zuccheri e grassi – e per preferirli a tutto il resto, diventandone dipendente.

La sfida per un food system che garantisca la salute delle persone coincide necessariamente con la lotta al junk food.

Creare un cambiamento a lungo termine

Il food system del futuro, secondo la National Food Strategy, deve quindi centrare questi obiettivi: 

  • Farci stare bene anziché farci ammalare
  • Essere sufficientemente resiliente da resistere a shock globali
  • Aiutarci a ripristinare la natura e arrestare la crisi climatica per consegnare un pianeta migliore alle nuove generazioni
  • Rispettare le aspettative della cittadinanza riguardo alla salute, all’ambiente e al benessere animale

Siamo felici di assistere all’ennesima conferma che la direzione che abbiamo intrapreso sia quella giusta. Se volete approfondire il tema, unitevi a Stellantis, Gruppo Sella, Talent Garden, Save The Duck e molti altri: offriamo formazione gratuitamente per avvicinare le aziende alla nutrizione ambientale – una scelta vincente sia per la salute dei dipendenti che per la sostenibilità ambientale. 

Sella aderisce a MenoPerPiù: azioni concrete dopo la Giornata Mondiale dell’Ambiente

L’annuncio avviene a pochi giorni dal cinque giugno: il gruppo Sella aderisce al progetto online di MenoPerPiù, una campagna di sensibilizzazione e formazione rivolta ai propri dipendenti sull’alimentazione, che si inserisce nell’ambito delle iniziative di sostenibilità sociale e ambientale in cui il Gruppo è impegnato.

In questo momento, risulta fondamentale promuovere una rinnovata consapevolezza circa le nostre scelte alimentari quotidiane. Un plauso, dunque, al gruppo Sella che ha scelto di coinvolgere attivamente tutti i suoi dipendenti nel nostro percorso di formazione online. La scaletta prevede sette videopillole tra teoria e pratica, due survey e un webinar finale per sfatare i falsi miti dell’alimentazione e rispondere alle domande sorte nelle tre settimane di formazione. L’azione giusta al momento giusto: vediamo perché.

L’adesione del gruppo Sella al progetto MenoPerPiù. Copyright: Sella

La Giornata Mondiale dell’Ambiente

Questo è il nostro momento. Non possiamo tornare indietro nel tempo, ma possiamo coltivare alberi, rendere più verdi le nostre città, rinaturalizzare i nostri giardini, cambiare la nostra dieta e pulire i fiumi e le coste. Siamo la generazione che può fare pace con la natura. Diventiamo attivi, non ansiosi. Siamo audaci, non timidi.

António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, invita a una mobilitazione globale e ottimista.

Il 13 maggio l’Italia ha esaurito le risorse a disposizione per quest’anno. Questo significa che, nei mesi a venire, andremo a credito di generazioni future e delle popolazioni più povere. Se tutti seguissero lo stile di vita italiano, dichiara il Global Footprint Network, avremmo bisogno di 2,8 pianeti per soddisfare i bisogni dei 7,8 miliardi di abitanti del pianeta. Peccato che non li abbiamo.

Che fare, quindi? L’organizzazione invita a rivedere le proprie abitudini per #movethedate, cioè spostare l’Overshoot Day verso la sua naturale destinazione, il 31 dicembre.

L’importanza dell’alimentazione sostenibile

Dal comprare meno vestiti al viaggiare in modo più sostenibile, si passa chiaramente per l’alimentazione. Abbiamo già parlato tante volte del peso del food system sulla stabilità degli ecosistemi terrestri e della conseguente continua richiesta, da parte della comunità scientifica internazionale, di scegliere un’alimentazione che sia il più vegetale possibile.

Dimezzare gli sprechi alimentari sposta la data di 11 giorni, dimezzare il consumo di carne di 15. Facendo entrambi, potremmo “guadagnare” quasi un mese. Risulta quindi fondamentale promuovere queste buone pratiche anche nei luoghi di lavoro che si distinguono per l’impegno verso la sostenibilità e il benessere dei lavoratori.

Partecipa anche tu e unisciti a Sella, Stellantis, Save The Duck e tanti altri:

Il cibo e l’Europa: il report di Fondazione Barilla parla dell’approccio sistemico

A maggio 2021 Fondazione Barilla ha pubblicato il report “L’Europa e il cibo. Garantire benefici sull’ambiente, sulla salute e sulla società per la transizione globale”. L’analisi presenta una valutazione dei sistemi alimentari dell’Unione europea e del Regno Unito in termini di sfide nutrizionali, agricoltura, perdita di cibo e spreco alimentare.

Addio dieta mediterranea

Il report evidenzia come tutti i paesi dell’UE presentino tendenze alimentari preoccupanti.

Si è concretizzato un distanziamento dalle “diete sane”, come la dieta mediterranea, in favore di diete occidentalizzate (western). Niente di nuovo sotto il sole: troppe proteine, grassi saturi, cereali raffinati, zuccheri, alcol, sale e sciroppo di fruttosio derivato dal mais, poca frutta, verdura e legumi.

Di pari passo, si sono verificati alcuni cambiamenti generalizzati in tutta Europa, come una crescente disponibilità di carne (soprattutto pollame), un aumento dell’offerta di prodotti caseari e dei pasti consumati abitualmente fuori casa. Cause e conseguenze dell’adozione di una dieta western.

L’Italia, in particolare, è il paese che consuma più sodio: oltre il doppio rispetto alla quantità raccomandata dall’OMS. Troppo sale uguale problemi di salute pubblica, perché il sodio è legato al carico di morbilità e mortalità delle malattie non trasmissibili. Gli alimenti che ne sono più ricchi sono formaggi, affettati e snack salati.

Siamo maglia nera anche per l’attività fisica: solo 4 italiani su 10 fanno sport regolarmente, il che non fa che peggiorare la situazione.

Il report “L’Europa e il cibo. Garantire benefici sull’ambiente, sulla salute e sulla società per la transizione globale” (Fondazione Barilla, 2021) è consultabile a questo link. Copyright: Fondazione Barilla

Mangiare male e muoversi poco si traduce in un aumento di peso: in Italia il 37% dei bambini è sovrappeso o obeso, così come più della metà della popolazione adulta.

Crediamo che si debba maneggiare questo dato con attenzione, senza incentivare una lotta all’obesità tout court (volta alla promozione di una diet culture in cui non crediamo) ma piuttosto promuovendo un’alimentazione sana, gustosa, equilibrata e soddisfacente.

Il report evidenzia come l’obesità sia una delle cause principali di malattie non trasmissibili: un dato che, privato del contesto, risulta di difficile gestione. L’obesità è uno dei fattori di rischio, non l’unico, per giunta derivante dalla somma delle abitudini errate da contrastare, come l’eccessivo consumo di grassi saturi, proteine animali e zuccheri.

A prescindere da latitudine e contesto geografico, una dieta sana dovrebbe basarsi su cereali integrali, verdura, frutta e legumi, limitando invece la quantità di carne rossa e lavorata, in modo da avere come risultato un elevato apporto di fibre alimentari e micronutrienti e un apporto ridotto di grassi, acidi grassi saturi, zuccheri aggiunti e sodio.

È stato sostenuto che per completare la transizione verso una dieta sana entro il 2050 saranno necessari cambiamenti alimentari sostanziali, come ridurre di oltre il 50% il consumo di carne rossa e zuccheri e aumentare di oltre il 100% il consumo di frutta secca, frutta, verdura e legumi nei paesi più ricchi.

La dieta sana e sostenibile

Secondo il Food and Climate Research Network (FCRN), i governi nazionali possono manifestare il proprio impegno per un futuro più sano e sostenibile elaborando linee guida dietetiche mediante un approccio integrato. Le linee guida per una sana alimentazione dovrebbero costituire la base delle politiche per incoraggiare un cambiamento sistemico, ma nella maggior parte dei paesi si concentrano ancora unicamente sull’aspetto nutrizionale. Qualche mese fa abbiamo parlato del buon esempio danese che si aggiunge al filone intrapreso dai governi di Svezia e Germania, che attraverso le indicazioni dietetiche puntano a contrastare la crisi climatica.

Questo, lo sappiamo, non è un problema secondario. Lo stesso report, nel capitolo sull’agricoltura sostenibile, evidenzia le principali criticità del settore, in cui l’Italia, purtroppo, non brilla.

Siamo maglia nera per importazione netta di acqua (l’agricoltura rappresenta l’85% della nostra impronta idrica nazionale) e il suolo italiano è fortemente degradato, cioè contiene poco carbonio ed è soggetto a una forte erosione. In termini di gas serra, le attività zootecniche sono responsabili del 61% delle emissioni da agricoltura.

L’agricoltura è sia causa che vittima dei cambiamenti climatici.

L’Europa e il cibo – 2021, Fondazione Barilla

Un ultimo importante focus riguarda lo spreco alimentare. I cittadini UE gettano in media 58 kg di cibo pro capite (65 in Italia) di cui poco più della metà avviene tra le mura di casa. Stiamo parlando del fatto che un quinto di tutto il cibo prodotto in UE (che comporta un buon 6% di emissioni di gas serra) non viene mangiato, con enormi costi economici e ambientali.

Le soluzioni proposte

Tra le soluzioni e le raccomandazioni di policy proposte dagli esperti della Fondazione Barilla, figura l’urgenza di favorire contesti che permettano di adottare le scelte alimentari sane e sostenibili. Ad esempio, pubblicare raccomandazioni nutrizionali aggiornate, prevedere incentivi per gli alimenti nutrienti come frutta fresca, verdura e legumi e istituire politiche di tutela sociale per garantire l’accesso agli alimenti nutrienti da parte dei soggetti vulnerabili.

L’educazione alimentare è una sfida cruciale che necessita di un approccio congiunto multi-stakeholder. I tasselli del puzzle sono numerosi, e comprendono, ad esempio, etichette nutrizionali, campagne educative, programmi per ridurre lo spreco alimentare e norme alimentari per gli approvvigionamenti delle mense.

All’interno di questo panorama siamo presenti anche noi con la nostra campagna a favore dei legumi. Entriamo nelle aziende per fare formazione gratuita e spiegare l’alimentazione sostenibile, nella teoria e nella pratica. Se c’è una mensa, affianchiamo anche il personale di cucina per consigliarlo e guidarlo verso l’introduzione di nuove ricette, più benefiche per noi e per il pianeta. Il nostro programma è fruibile online, poiché è composto da un webcast, due survey e un webinar, ed è personalizzabile in base alle diverse esigenze. Per scoprire come aderire all’iniziativa, compila il modulo sottostante.

Un terzo di tutte le emissioni deriva dal cibo che mangiamo

A marzo è uscito un nuovo report in cui per la prima volta si fa una fotografia dell’impatto dei sistemi alimentari globali in una finestra temporale di 25 anni.

Un’analisi ad ampio respiro

Lo studio, pubblicato su Nature Food e condotto da un gruppo di ricercatori del Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea (JRC) e della FAO, analizza i dati relativi dal 1990 al 2015, un periodo in cui la produzione di cibo è aumentata del 40%.
Il dato più importante che emerge dalla pubblicazione riguarda i gas serra: un terzo delle emissioni globali dipende dalla filiera agroalimentare, e le tonnellate di CO2eq emesse dal settore sono in aumento (+12.5% in 25 anni).

Tuttavia, dato che le emissioni totali (non relative solo al cibo, quindi) in questi anni sono aumentate del 42,5%, la quota delle emissioni del settore alimentare è in realtà diminuita, passando dal 44% al 34%. Lungi da noi l’idea di cantar vittoria: l’umanità si sta comunque comportando come se le risorse terrestri fossero inesauribili.

A gravare sul bilancio, al momento, è soprattutto l’utilizzo del suolo – e tutto quello che comporta – che contribuisce per il 71%, mentre la distribuzione è responsabile del 29% delle emissioni, un dato che sta crescendo, che è destinato a crescere ulteriormente in futuro e sul quale sarà necessario intervenire.

© Bernard Hermant – Unsplash

Quali sono le principali criticità emerse dallo studio?

Il food system globale richiede sempre più energia (+15%), e questo ora pesa per un terzo sul conto delle emissioni del settore. Sono aumentate anche le emissioni associate all’utilizzo di solventi per la produzione di pesticidi (+15%) e per la produzione di fertilizzanti (+24%). Sarà importante dedicarsi alla conversione energetica verso fonti rinnovabili e non dimenticare per la strada i Paesi in via di sviluppo, che necessitano di infrastrutture e tecnologie adeguate per affrontare la decarbonizzazione.

Il packaging rappresenta un tasto dolente, poiché costituisce il 5,4% delle emissioni del settore, più dei trasporti (4,8%) e della vendita al dettaglio (4%). Non tutti i cibi hanno lo stesso impatto, però: vino e birra sono responsabili di una porzione significativa delle emissioni relative agli imballaggi, mentre le banane pesano molto sui trasporti.

Un grosso problema è dato dalla catena del freddo (5% delle emissioni): non si tratta solo di un’attività fortemente energivora, ma comporta l’utilizzo di gas fluorurati che danneggiano l’ozono. Si prevede che l’impatto della refrigerazione sia destinato ad aumentare ulteriormente, soprattutto nei Paesi meno industrializzati.

Le emissioni sono determinate dall’utilizzo del suolo, dalle attività industriali e dalla gestione degli sprechi alimentari (che ricordiamo essere un terzo di tutto il cibo prodotto su scala globale). Sono costituite per la metà da CO2, legata alla deforestazione e all’utilizzo di energia, per un terzo da metano (NH4, un prodotto della fermentazione che proviene dagli allevamenti, dalla produzione di riso e dalla gestione di sprechi e rifiuti) e il resto da N2O (concimi e liquami). I gas fluorurati giocano un ruolo minore ma stanno aumentando, dato il loro utilizzo massiccio nei sistemi di refrigerazione.

Uno strumento per costruire il futuro

Questo documento è importante perché mette in luce le criticità di un sistema che verrà messo duramente alla prova nei prossimi anni. Emerge la necessità di decarbonizzare tutta la filiera, di prestare attenzione non solo alla produzione ma anche a quello che succede al cibo una volta che lascia l’azienda.
Quando si parla di sostenibilità alimentare e si lavora per costruire un food system in grado di rispondere alle sfide del futuro, è fondamentale tenere presenti anche questi aspetti per costruire strategie concrete.

I dati di questo report, unico nel suo genere, sono essenziali per progettare azioni di mitigazione efficaci e percorsi di trasformazione verso sistemi alimentari sostenibili. Occhi puntati, dunque, sul pre-vertice delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari, che si terrà dal 19 al 21 luglio 2021, a Roma, e sul vertice vero e proprio, fissato a settembre 2021 a New York.

Stellantis aderisce al nostro progetto online per migliorare la salute dei suoi lavoratori

Da oggi, anche l’importante gruppo automobilistico nato dalla recente fusione tra FCA e PSA partecipa al nostro webcast gratuito sul rapporto tra cibo, salute e sostenibilità ambientale. 

Stellantis ha collaborato con MenoPerPiù alla creazione di Think Healthy, un percorso di formazione rivolto a tutti i loro dipendenti, fruibile online sul portale intranet aziendale.

L’obiettivo è fornire gli strumenti pratici per adottare un’alimentazione più sana, preventiva nei confronti delle principali patologie non trasmissibili e in grado anche di ridurre sia le emissioni di CO2 che lo sfruttamento delle risorse terrestri.

Riteniamo che sia un segnale importante da parte di un gruppo che riunisce le aziende automobilistiche che hanno fatto la storia italiana e che conta oggi oltre 55mila dipendenti nel nostro paese.

Rosalba Culora, Internal Communication Specialist di Stellantis Italia

Grazie all’impegno di Stellantis, il nostro messaggio sull’importanza di un’alimentazione più vegetale verrà amplificato, arrivando a tutti i dipendenti e alle loro famiglie: questo è un grande risultato, perché diventa ogni giorno più urgente creare consapevolezza sulle implicazioni di un atto semplice come nutrirsi.

Il cibo che scegliamo di portare in tavola impatta sulla nostra salute e sulla stabilità degli ecosistemi terrestri nel breve, nel medio e nel lungo termine.

Infatti, gli scienziati continuano a sollecitare un cambio urgente di rotta: più verdure e legumi nel nostro piatto e meno derivati animali, come vuole la tradizione mediterranea.

Come funziona

A novembre 2020 abbiamo lanciato un webcast gratuito per imparare a pensare, scegliere e mangiare sostenibile, composto da sei videopillole sul tema della nutrizione ambientale. L’obiettivo è quello di aiutare i lavoratori che si sono trovati a dover ripensare la propria pausa pranzo a causa dello stop delle mense e dei ristoranti aziendali.

Approfondendo il rapporto tra cibo, salute e sostenibilità, forniamo spunti e strumenti pratici per migliorare la loro salute e il loro impatto ambientale al tempo stesso.

Il programma non costa nulla: per aderire con la tua azienda, scrivi a valentina.t@menoperpiu.it o scarica il documento dettagliato dal form qui sotto.

Perché partecipare?

Secondo la comunità scientifica internazionale, l’adozione di un’alimentazione a base vegetale contribuirebbe a limitare l’aumento della temperatura terrestre entro i limiti previsti dall’Accordo di Parigi.

La nostra idea vuole quindi essere non solo un ponte tra l’Agenda 2030 e la concretezza di azioni mirate, ma anche tra l’azienda e il benessere dei suoi lavoratori.

A dicembre i dipendenti di alcune importanti B Corp come Save The Duck ed EuroCompany hanno partecipato con entusiasmo, aprendo la via ad altri grandi nomi come WAMI, Talent Garden e Dante Labs.

Le prime aziende ad aderire al format online di MenoPerPiù sono state WAMI, Euro Company, Save The Duck, Dante Labs e Talent Garden.

Se possiamo fare la differenza semplicemente dando una chance ad alimenti più sani e più vantaggiosi, è certo che manca una spinta aggregativa verso questi comportamenti virtuosi. È qui che entrano in gioco le imprese più lungimiranti che, sposando la nostra causa e trasmettendola ai loro dipendenti, innescano un impatto positivo concreto sia sociale che ambientale.

Chiudiamo con un invito alle aziende che hanno a cuore la sostenibilità ambientale e il benessere dei propri lavoratori: scaricate la presentazione del nostro progetto online e contattateci

Il sindaco di Lione elimina la carne dai menù scolastici e scatena l’ira dei ministri

In Francia è in corso una battaglia ideologica: il sindaco di Lione, Grégory Doucet, ha deciso di eliminare temporaneamente la carne dal menù scolastico con conseguenze a livello nazionale. Infatti, diversi ministri contestano la decisione di ridurre l’offerta della mensa scolastica a un piatto unico privo di carne. Poco importa se nel menù rimangono pesce e uova: la disposizione è apparsa irrimediabilmente estrema.

Una scelta pratica

Alla base della decisione c’è l’esigenza di sveltire la somministrazione dei pasti in mensa per evitare assembramenti e lunghe file di studenti: stiamo parlando, quindi, solo di senso pratico.

Il municipio spiega che, in ottemperanza alle indicazioni ministeriali, in mensa va rispettata una distanza tra i bambini pari a due metri, il che equivale a far mangiare meno studenti alla stessa ora. Con una elevata percentuale di ragazzi che non mangiano la carne per motivi religiosi ed etici, pensare a un menù unico e nutrizionalmente equilibrato si è rivelata la scelta più saggia da fare per risolvere il problema

La delibera però non è piaciuta né al Ministro dell’Agricoltura, Julien Denormandie, che ha twittato un invito a «togliere l’ideologia dai piatti dei bambini», né tantomeno al Ministro dell’Interno, Gérald Darmanin, che l’ha definita «una scelta moralista ed elitaria, che esclude le classi popolari», perché «molti bambini possono mangiare la carne solo a scuola».

Il commento del Ministro dell’Interno su Twitter

La carne come opportunità?

Siamo sicuri che l’alimento nutrizionalmente migliore da garantire alle famiglie sia proprio la carne? Il punto lo centra la Ministra per la Transizione Ecologica, Barbara Pompili, che sottolinea come i bambini sotto i dieci anni, in Francia, mangino in realtà più carne di quanto raccomandato dalle Linee Guida Nazionali.

Eliminare questo alimento dai menù scolastici, anche solo per un breve periodo e in risposta a un’esigenza concreta, ha scoperchiato un vaso di Pandora di vecchie credenze dure a morire – e di commenti caustici di una classe politica più attenta alle tradizioni culinarie che agli effettivi bisogni della popolazione.

Il mito delle “proteine nobili” poggia le basi su una modalità di classificazione delle diverse fonti proteiche che, nel corso degli anni, ha fatto più danni che altro: la prima causa di morte nei paesi occidentali, infatti, è rappresentata dalle patologie cronico-degenerative.

Oggi sappiamo che tutti gli amminoacidi essenziali sono non solo presenti, ma anche largamente distribuiti tra legumi e cereali. Le proteine vegetali, a differenza delle proteine animali, non contengono grassi e colesterolo e sono invece ricche di fibre e sostanze protettive per la salute. Non solo, sono anche quelle con il minor impatto ambientale.

Per questo motivo, nel 2019 alcuni ricercatori di Yale e Stanford hanno pubblicato uno studio in cui suggeriscono di rivedere la catalogazione degli alimenti proteici, tenendo conto anche dell’impatto sulla salute umana e sull’ambiente. Secondo questa logica, sarebbero i legumi a venire finalmente definiti “proteine nobili”.

Secondo uno studio del 2019, se dovessimo tenere conto di impatto ambientale e benefici in termini di salute, i legumi sarebbero la scelta proteica vincente.

Conclusioni

La vicenda francese ci fa capire quanto lavoro ci sia ancora da fare – e quanto sia difficile farlo. La tentazione di guardare il dito e non la luna si rivela, ancora una volta, irresistibile. 

Una dieta equilibrata deve essere basata sui cibi vegetali: cereali, legumi, frutta e verdura sono alla base di qualsiasi piramide alimentare concepita da esperti del settore. Una scelta razionale, e che per giunta offre solo vantaggi, è stata trasformata a sproposito in una battaglia ideologica tra vegetariani e carnivori.

Se proprio dobbiamo trasportarla sul piano delle opportunità, allora diciamo le cose come stanno. Qui non si tratta di obbligare i bambini a una dieta vegetariana, ma (al massimo) di permettere che anche i figli delle classi sociali più povere possano assumere fibre, vitamine, minerali ed evitare (almeno per un pasto al giorno) grassi saturi, colesterolo e inquinanti.

Lo scivolone francese risalta in particolar modo se paragonato alla strategia danese di inizio anno, di cui avevamo già parlato in questo articolo.

Più legumi sulle tavole danesi: le nuove linee guida pensano anche alla crisi climatica

All’inizio di gennaio, il Governo danese ha emanato le nuove linee guida per un’alimentazione sana e, per la prima volta, anche sostenibile. L’obiettivo è ridurre le emissioni di gas serra riducendo il consumo di carne e promuovendo verdura e legumi.

I consigli ministeriali

Le linee guida sono uno strumento ministeriale importantissimo perché indirizzano la cittadinanza verso una corretta alimentazione, a casa come nella ristorazione pubblica. Di fatto, decidono come si dovrebbe mangiare per mantenere un corretto stato di salute. Avevamo già parlato del Canada con la straordinaria pubblicazione del 2019 e ora anche in Danimarca viene citato l’impatto ambientale e non solo il valore nutrizionale degli alimenti.

Fanno la loro comparsa i legumi, perlopiù sconosciuti sulle tavole danesi, assieme all’invito di ridurre la carne e aumentare il consumo di verdura.

Nello specifico, il ministero consiglia di mangiare almeno 100 g di legumi al giorno (come suggeriamo sempre anche noi, in base ai dati scientifici) e di non superare i 350 g di carne alla settimana. Una sfida notevole per una cucina, quella tradizionale danese, molto improntata sulle proteine animali. Carne e latticini, ricordiamo, rappresentano una fetta consistente delle emissioni di gas serra di origine antropogenica.

L’impronta carbonica del cibo. Fonte: Poore, Nemecek. Science 2018

In questo momento storico è importante fare un passo in avanti e aiutare i danesi a mangiare in un modo più climate-friendly. Fortunatamente, quello che fa bene a noi fa bene anche al pianeta, è quindi ovvio che le linee guida prendano in considerazione anche la salute terrestre.

Rasmus Prehn, il nuovo Ministro danese dell’Agricoltura.

Che impatto possono avere questi consigli sul bilancio nazionale delle emissioni di gas serra? L’impronta carbonica media della popolazione danese è pari a circa otto kg di CO2 al giorno, che in un anno diventano tre tonnellate: secondo le stime della DTU (l’Università Tecnica della Danimarca), si può arrivare a una riduzione anche del 35% dei gas serra diminuendo il consumo di carne e privilegiando le proteine vegetali. A patto, però, che ci sia una buona risposta da parte della nazione, come sottolinea il Ministro del Clima, Dan Jørgensen: «Non si tratta necessariamente di stravolgere completamente la propria dieta. Anche piccoli cambiamenti individuali possono fare una grande differenza, se siamo in molti a farlo».

La maggior parte dei danesi ritiene che sia importante combattere l’emergenza climatica attraverso il cibo e sei su dieci vogliono mangiare in un modo meno impattante sull’ambiente, riporta il comunicato stampa.

Il sistema delle certificazioni

Le linee guida fanno parte del progetto governativo di ridurre le proprie emissioni del 70% entro il 2030 e coinvolgeranno i consumatori attraverso diverse campagne pratiche e innovative.

Per esempio, per i ristoranti e le mense aziendali il Governo ha pensato a una guida specifica per rivedere i menù alla luce delle nuove linee guida e a un sistema di etichette esplicative per i consumatori. Le certificazioni funzionano come un criterio premiante, evidenziando le mense più virtuose in elenchi facilmente fruibili dai cittadini. Tra i criteri di giudizio troviamo la percentuale di materie prime biologiche, la presenza di cereali integrali, il rispetto del benessere animale e l’adesione alle nuove linee guida. Questi sistemi di valutazione sono prove controllate dallo Stato per certificare la serietà e la competenza di ristoranti e mense: il risultato è incentivare la transizione verso un sistema alimentare più sostenibile, consapevole e trasparente.

Il sistema di etichettatura danese. Fonte: https://altomkost.dk/

In estrema sintesi, il Governo suggerisce di mangiare poco, vario e soprattutto vegetale: più frutta e verdura, meno carne, più legumi e pesce, più cereali integrali, meno dolci, meno sale, meno grassi (e preferibilmente vegetali) e più acqua. Se ci trovate delle similitudini con le Linee Guida per una sana alimentazione, ci avete visto giusto. Peccato che, nel momento di tradurle in pratica per la ristorazione collettiva, il nostro ministero della Salute sia stato meno efficace.

C’è ancora tanto lavoro da fare, ma l’esempio danese ci mostra come un intervento multi stakeholder possa facilitare nel concreto il passaggio a un’alimentazione sostenibile su scala nazionale.

Come possiamo aiutarvi

Possiamo fare la differenza semplicemente dando una chance ad alimenti più sani e più vantaggiosi, ma manca una spinta aggregativa verso questi comportamenti virtuosi. È qui che entrano in gioco le imprese più lungimiranti: sposando la nostra causa e trasmettendola ai loro dipendenti, innescano un impatto positivo concreto sia sociale che ambientale – in attesa di una presa di posizione ministeriale e, quindi, nazionale.

Ci rivolgiamo alle aziende che hanno a cuore la sostenibilità ambientale e il benessere dei propri lavoratori: scaricate la presentazione del nostro progetto gratuito online e contattateci. Siamo qui per voi.

MenoPerPiù con Save The Duck ed Euro Company verso un’alimentazione sostenibile

In un periodo funestato dalle cattive notizie, è un’estrema soddisfazione comunicare la nascita di nuove collaborazioni.

All’inizio di novembre abbiamo lanciato un nuovo format per continuare i nostri progetti di formazione sull’importanza di un’alimentazione più sostenibile, nonostante la distanza e i protocolli di sicurezza.

Soprattutto in questo momento è cruciale l’importanza della relazione tra impresa e dipendenti, così come è fondamentale l’attenzione alla salute di ognuno – pianeta incluso.

La nostra idea vuole quindi essere non solo un ponte tra l’Agenda 2030 e la concretezza di azioni mirate, ma anche tra l’azienda e il benessere dei suoi lavoratori.

Save The Duck aderisce al nostro progetto e contribuisce così al raggiungimento degli SDGs dell’Agenda 2030.

La risposta delle B Corp

Le prime due realtà che hanno risposto al nostro appello si distinguono per il loro impegno nelle tematiche inerenti allo sviluppo sostenibile. Entrambe sono B Corp: fanno parte del movimento di imprese che ha come obiettivo la diffusione di un paradigma più evoluto di business. Con le proprie attività, queste società creano un impatto positivo sociale e ambientale.

Save The Duck è un’azienda di moda specializzata in prodotti rispettosi degli animali, dell’ambiente e delle persone. I loro piumini sono 100% animal free e prodotti a partire da materiali riciclati. Nel 2019 diventa la prima azienda di moda a ottenere la certificazione B Corp in Italia e diventerà carbon neutral entro il 2030.

Euro Company produce, seleziona e commercializza frutta secca ed essiccata e loro derivati come farine, creme e prodotti fermentati. L’azienda è un punto di riferimento per l’alimentazione sana e sostenibile e mette al centro la salute, il pianeta e il rispetto delle persone, con l’obiettivo ultimo di influenzare l’intera industria alimentare. Nel 2018 diventa Società Benefit.

Promuovendo i piatti vegetali, Euro Company contribuisce alla costruzione di un sistema alimentare più sano e sostenibile.

Il progetto con Save the Duck ed Euro Company

Il piano prevede diverse iniziative per coinvolgere i dipendenti verso un’alimentazione più sostenibile. La nostra proposta comprende una lezione sulla sostenibilità ambientale delle nostre scelte alimentari, un breve corso con cinque semplici ricette a base vegetale, bilanciate dal punto di vista nutrizionale ed ecologico, e due veloci questionari di valutazione.

Le aziende hanno inoltre scelto di rendere i lavoratori parte attiva e propositiva di questo cambiamento attraverso una raccolta di ricette sul tema. L’obiettivo finale è di condividere le proprie esperienze nelle cucine di casa. Un modo efficace per ritrovarsi a tavola, seppure a distanza.

Perché partecipare?

Proprio pochi giorni fa Science ha pubblicato un nuovo studio in cui si sottolinea l’importanza delle abitudini alimentari per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi. Gli scienziati invitano, ancora una volta, a consumare meno derivati animali e a ridurre lo spreco alimentare.

Oggi è sempre più importante creare consapevolezza sulle implicazioni di un atto semplice come nutrirsi, perché il cibo che scegliamo di mangiare ogni giorno impatta sulla nostra salute e sulla stabilità degli ecosistemi terrestri.

Possiamo fare la differenza semplicemente dando una chance ad alimenti più sani e più vantaggiosi, quello che manca è una spinta aggregativa verso questi comportamenti virtuosi. È qui che entrano in gioco le imprese più lungimiranti: sposando la nostra causa e trasmettendola ai loro dipendenti, innescano un impatto positivo concreto sia sociale che ambientale.

Ci rivolgiamo alle aziende che hanno a cuore la sostenibilità ambientale e il benessere dei propri lavoratori: scaricate la presentazione del nostro progetto online e contattateci. Siamo qui per voi.

Per portare il progetto nella tua azienda, scrivi a valentina.t@menoperpiu.it

Ripensare la pausa pranzo: il nostro format online per la sostenibilità aziendale

A causa dello smart working e del contingentamento dei ristoranti aziendali, sempre più lavoratori hanno iniziato a prepararsi il pranzo ogni giorno. Abbiamo creato un webcast gratuito sul rapporto tra cibo, salute e sostenibilità, per imparare nuove ricette veloci, sane e a basso impatto ambientale. Un modo semplice con cui le aziende possono da una parte coinvolgere i propri dipendenti migliorando la loro salute e dall’altra migliorare la propria sostenibilità.

La sostenibilità della pausa pranzo

Negli ultimi mesi, le abitudini lavorative e alimentari sono cambiate. Lavoriamo da remoto e, se andiamo in ufficio, è difficile che possiamo condividere il pranzo con i colleghi in mensa o al ristorante. La nuova parola d’ordine è pasto da casa, da molti considerato il più sicuro.

In questo momento difficile il ruolo dell’alimentazione è cruciale, ma i legami tra il cibo che mangiamo, la nostra salute e la crisi climatica ancora troppo poco noti.

Verdura, cereali e legumi sono alla base di ogni dieta bilanciata

Anche in mezzo all’emergenza sanitaria, la crisi climatica non si ferma. Annamaria Testa l’ha giustamente definita «una pandemia al rallentatore», per la quale l’unica cura possibile è la prevenzione. La comunità scientifica internazionale continua a sottolineare l’importanza di una dieta più ricca in proteine vegetali 1, e i consumatori europei si dicono pronti al cambiamento per salvare il futuro del pianeta 2, ma abbiamo solo 9 anni per cambiare le nostre abitudini e frenare la crisi climatica. 

L’obiettivo di MenoPerPiù è quello di promuovere un’alimentazione più sostenibile, perché ogni giorno, quando ci sediamo a tavola, possiamo scegliere se essere parte del problema o parte della soluzione.

Mangiare meno prodotti di origine animale e qualche porzione di legumi in più non richiede investimenti particolari (anzi, fa anche risparmiare) e permette di avere un impatto positivo tangibile.

Il webcast

La mission di MenoPerPiù è informare ed educare alla nutrizione ambientale, per il bene nostro e del pianeta. Noi lavoriamo gratuitamente, così che il nostro messaggio possa raggiungere più persone possibili.

Il nostro progetto prevede incontri e workshop diretti ai lavoratori, e per poter divulgare i nostri contenuti nel rispetto delle disposizioni anti-COVID, abbiamo preparato una raccolta di sette videopillole dalla durata complessiva di un’ora. La nostra proposta comprende due lezioni sulla sostenibilità ambientale delle nostre scelte alimentari e sulla sana alimentazione, cinque semplici ricette bilanciate dal punto di vista nutrizionale ed ecologico e due brevi questionari di valutazione per i vostri dipendenti.

Ci rivolgiamo alle aziende che hanno a cuore la sostenibilità ambientale e il benessere dei propri dipendenti: scaricate la presentazione del nostro progetto online e contattateci. Unitevi a Stellantis, Save The Duck e tutte le altre grandi aziende che stanno già lavorando con noi.

Per portare il progetto nella tua azienda, scrivi a valentina.t@menoperpiu.it